INTRODUZIONE


Nocera Terinese (Nucéra in calabrese) è un comune di circa 4.700 abitanti, in provincia di Catanzaro. Si trova a 240 metri di altitudine, sulle pendici di un colle rivolto verso la bassa valle del Savuto e verso il mar Tirreno.
Nell'ambito delle località calabresi in cui viene particolarmente celebrata la Settimana Santa, ritengo che Nocera Terinese abbia un posto di primo piano per diversi motivi; in primo luogo per la genuina devozione popolare che c'è intorno al culto dei Dolori di Maria Santissima Addolorata ("a Madonna nostra", come è chiamata dai noceresi) ed in secondo per il singolare rituale di flagellazione perpetuato tra il Venerdì ed il Sabato Santo dai "Vattienti".
La Settimana Santa rappresenta quindi uno dei momenti più suggestivi della vita socio-culturale di Nocera Terinese; particolare rilevanza ha infatti la processione del Sabato Santo che ripropone ogni anno il rito dei "Vattienti" (flagellanti), che praticano per devozione una pubblica flagellazione.

Questa tradizione popolare resiste tenacemente, nonostante vari tentativi di divieto, grazie ad un autentico spirito religioso dei partecipanti e al notevole numero di visitatori che seguono la processione e la manifestazione.
La Settimana Santa nocerese ha inizio la Domenica delle Palme, con la benedizione delle palme e, tranne che il Lunedì Santo, vede ogni giorno lo svolgersi di riti e funzioni sacre.
Infatti il Martedì Santo si celebra la funzione detta del "Cireneo", mentre il Mercoledì Santo mattina viene esposta la statua della Pietà sul sepolcro preparato dalle donne.
La sera del Giovedì Santo nella Chiesa di S. Giovanni si celebra la funzione della "Cena" con la lavanda dei piedi ai dodici apostoli vestiti con un camice bianco e con la testa adornata da una corona di spine (sparacogna), al termine della cerimonia il sacerdote distribuisce agli apostoli i "tortani" (pane benedetto che poi viene distribuito in famiglia e tra gli amici); al termine del Gloria, le campane tacciono fino alla risurrezione di Gesù e per il paese si sente il suono caratteristico della "troccola" un pezzo di legno particolare su cui sono posti dei pezzi di ferro che emettono rumore quando vengono agitati.
La sera del Venerdì Santo si raggiunge forse il momento più intenso, più sentito della Settimana Santa.
Dopo l'adorazione della Croce, la statua dell'Addolorata viene lentamente portata nella Chiesa di San Giovanni seguita da una moltitudine di gente commossa.
Arrivata alla porta della Chiesa matrice la statua si ferma dietro la porta interna, la folla ascolta la predica che rievoca la passione di Cristo, interrotta di tanto in tanto dai canti dei fedeli, e al termine il predicatore invita la Madonna ad entrare.
L'entrata e l'incontro tra la Madonna e il Cristo rappresenta un momento di intensa commozione, vissuta in silenzio dai fedeli che al termine riaccompagnano la statua nella chiesa dell'Annunziata.

Il Sabato Santo si svolge la processione, che attraverso un percorso ben preciso raggiunge tutte le chiese e i sepolcri preparati dai fedeli; la processione e preceduta da una grande Croce di legno. L'esposizione della statua dell'Addolorata è accompagnata oltre che dalla preghiera dei fedeli anche da antichi canti tradizionali. Tali canti accompagnano la processione sia il Venerdì sera che il Sabato e ricordano la passione di Cristo e il dolore della Madonna.
Ma la Settimana Santa a Nocera Terinese, come già detto, è soprattutto caratterizzata dal rito di sangue dei "Vattienti" che si svolge il Venerdì e il Sabato in concomitanza della processione.
Questi uomini, figli come tutti noi del nostro tempo, meritano il massimo rispetto; essi non sono fanatici, non sono malati di mente... esprimono semplicemente, attraverso quel gesto rituale, la loro profonda fede e la loro identità culturale, valori preziosi da custodire, in tempi di barbarie morale come quelli che stiamo vivendo.

- Testo a cura del dott. Francesco Stanzione.
- Foto a cura dell'Ing. Salvatore Vaccaro (2001).


Filmato d'epoca
Documentario girato negli anni cinquanta dal fotografo nicastrese Attilio Russo, il documetario fu trasmesso
negli anni 90 dall'emittente televisiva di Lamezia "Vuellesette - Cinquestelle"


Filmato d'epoca
Video documentario del 1964 sul rito dei Vattienti a Nocera Terinese (CZ).
Uno dei 'maestri del sangue' racconta che cosa il rito rappresenta per la Comunità.


Filmato d'epoca
Servizio tratto dalla trasmissione televisiva "Frontiere dello spirito" andato in onda su Canale 5 nei primi anni 90


Sabato Santo 2026 - Vincenzo Nicastri esplora le storiche e sentite tradizioni pasquali a Nocera Terinese.
Tra interviste ai residenti e approfondimenti sui riti legati ai vattienti, il reportage documenta l'atmosfera devozionale
e le usanze gastronomiche locali che caratterizzano questo particolare periodo dell'anno nel catanzarese.


2 marzo 2026 - Visita del dott. Franco Stanzione a Nocera Terinese
(cliccare sulla foto)

DOMENICA DELLE PALME - Benedizione delle Palme

La Settimana Santa è molto attesa dai Noceresi, più della stessa festa patronale, per gli usi e riti che essa comporta; infatti “La Passione di Cristo si svolge con un sentimento davvero mistico e con funzioni non meno solenni che escono fuori dalle ordinarie manifestazioni dei nostri paesi, così che, mentre in quasi tutti i centri calabresi le gramaglie più fitte velano le teste delle donne in segno di lutto, a Nocera le toilettes più sgargianti, le vesti più ricche, i paramenti più sfarzosi sono indossati in quella circostanza, perché è festa, non è lutto; è la festa della Redenzione di Cristo, è la festa della pace” (Luciano Rossi - Riti pasquali caratteristici delle genti di Nocera Terinese, estr. da “Calabria Letteraria” anno XV, marzo-aprile-maggio 1967, n. 5-6-7, pag. 48).

Essa ha inizio con la Domenica delle Palme. I fedeli radunati nella Chiesa di San Giovanni Battista, in corteo processionale raggiungeranno il Calvario: qui il sacerdote benedirà i fasci di ulivo , di alloro e le parmavera (palme bianche intrecciate in varie forme).
È tutto un vocio, un frusciare di rami, un'aria allegra, com'era allegra la gente quel giorno quando quell'uomo entrò a Gerusalemme.
Dopo la benedizione, ricomposto il corteo si ritornerà in chiesa e si celebrerà la Santa Messa. Dopo la Domenica delle Palme, da lunedì comincia una lunga attesa.

- Testo tratto dal libro "Oje è vennere Santu..." a cura di Antonio & Giovanni Mendicino.
- Foto tratta dal sito http://www.noceraterinese.com.


MARTEDI' SANTO - Il Cireneo

Martedì Santo, nel pomeriggio, conclusa la liturgia delle Quarantore, durante la quale viene esposto il Sacramento, ha inizio nella Chiesa dell’Annunziata la cerimonia del Cireneo, articolata su una lunga serie di preghiere che hanno come motivo le sofferenze della Passione di Cristo.
Il Cireneo è memoria storica di quell'uomo, un umile agricoltore, che aiutò Cristo a portare la croce.
La cerimonia molto suggestiva, rappresenta il confratello che porta la Croce dei peccati degli altri e, in questo senso, la cerimonia è quasi la continuazione ideale della funzione che si svolgeva nel XIV e XV secolo ai tempi delle confraternite.
Al termine, viene esposta sui gradini dell'altare una grande Croce, sulla quale sono dipinti gli strumenti della Passione: i chiodi, la corona di spine e la scritta I.N.R.I..
Il cerimoniale del Cireneo si conclude con una breve processione, quando è già sera, dalla Chiesa dell' Annunziata a quella di San Giovanni Battista dove verrà "reposto" il Sacramento.
Si è ormai entrati nella Settimana Santa, e nell'aria si avverte qualcosa di diverso dai soliti giorni.
Il senso di un incontenibile atto di amore che sta per essere offerto.
Quando la gente torna verso le proprie abitazioni, martedì sera, sa già che il giorno successivo, sarà un giorno di grande emozione.

- Testo tratto dal libro "Oje è vennere Santu..." a cura di Antonio & Giovanni Mendicino.
- Foto tratta dal sito http://www.noceraterinese.com.

MERCOLEDI' SANTO - La Madonna Addolorata

Ed eccolo, il Mercoledì Santo. Al mattino molti fedeli, giovani e anziani, sono pervasi da una strana fretta.
Devono recarsi in chiesa, all'Annunziata, al più presto. Quel mattino, "caccianu a Madonna", che vuol dire che viene esposta la Statua della Pietà, o dell'Addolorata come viene riconosciuta dai noceresi, da un anno racchiusa in una nicchia velata. Il sepolcro allestito sull'impalcatura centrale, presenta sullo sfondo uno scenario raffigurante il Golgota, viene adornato con fiori, candele e i caratteristici piatti.
Questi, sopravvivenza dei pagani "Giardini di Adone", vengono preparati dalle donne noceresi, nei primi giorni di Quaresima, facendo germogliare in luoghi non illuminati semi di grano, orzo, ceci immersi in uno strato di stoppa o cotone.

Dal momento dell'esposizione della Statua, comincia un "via vai" senza sosta verso la chiesa.
Chi si ferma un solo un attimo, chi consacra alla Vergine un'intera giornata di preghiera e raccoglimento, altri partecipano alla veglia notturna, per elevare preci, per meditare i misteri della Passione e Morte di Cristo e preparare il cuore contrito al grande Annunzio della Resurrezione. Chi porta mazzi di fiori, chi altri piatti, chi olio, chi regali in oro, chi la propria devozione. Sono, i noceresi, piccole onde attratte alla riva.
Quella Madonna è un richiamo, a volte forte, a volte sottile, quando suadente, quando imperioso. È la Madonna dei noceresi, amata, desiderata, aspettata, sempre nominata. Eccola: il viso roseo, il pesante mantello scuro a coprire i capelli, gli occhi al cielo rivolti, una mano sul petto come a toccare il dolore, l'altro braccio aperto, con le dita protese, come per resa, come segno di obbedienza. Porta con sé il Figlio deposto dalla Croce, il corpo inerme, martoriato, le ginocchia piegate, i capelli bagnati, la bocca rimasta socchiusa nell'ultimo respiro.
Nella penombra, un senso di mistero, impercettibile, avvolge menti e cuori. In quell’atmosfera particolare ci sono momenti di silenzio assoluto, con i fedeli che pregano, ognuno dentro di sé.
Quel silenzio parla. E racconta. Del dolore di Gesù e della Madre. E delle pene, delle paure e delle attese di ognuno. Poi, ogni tanto, un vociare sommesso, la recita del Rosario. E i canti in dialetto nocerese, alcuni dei quali ben scolpiti nella memoria di molti.
Antiche laudi, nenie tristi, che parlano della Passione e della Morte di Gesù.

Due sono conosciute più delle altre, "Ciancia ciancia Maria" (“Piangi piangi Maria”) e "Ben truvatu lignu siccu" (“Ben trovato legno secco”, dove il legno secco è la Croce).
Dal punto di vista artistico, la Statua, di forte impatto emotivo, anche per il forestiero che la vede per la prima volta, è un gruppo ligneo del '600, di chiara scuola napoletana. A Nocera, sin dalla più tenera età, si cresce con un senso di devozione, verso questa Madonna. Il nome dello scultore è rimasto nei secoli sconosciuto.
Forse per disegno divino, per non dare neanche una sorta di appartenenza artistica a questa Madonna che, davvero, è di tutti. Un'antica leggenda, da sempre alimentata dai fedeli, narra che a scolpirla fu un pastorello. E narra ancora, con soavi contorni di favola, che ad opera conclusa, dinanzi a tanta espressività, il pastorello, in un moto di pena, disse: "Cumu t'haiu fattu pietusa, Madonna mia" e la Madonna rispose "E si daveru mi vidie, cchiù pietusa mi facie".
 
- Testo tratto dal libro "Oje è vennere Santu..." a cura di Antonio e Giovanni Mendicino.
Foto a cura dell'Ing. Salvatore Vaccaro (2001).

GALLERIA FOTOGRAFICA "ADDOLORATA"
- anno 2008 -

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- Foto tratte dal sito http://www.noceraterinese.it.

A MADONNA NOSTRA

Pur riconoscendo che la strabiliante e commovente Statua che viene portata in processione il Venerdi Santo (sera) ed il Sabato Santo (intera giornata... quasi) della Settimana di Pasqua, altri non è che la "PIETÀ", dobbiamo solennizzare che da noi noceresi è ineludibilmente "classificata" come "A MADONNA 'NDOLERATA" e, meglio ancora, con il termine più significativo di "A MADONNA NOSTRA", un termine, quest'ultimo, che, per l'appunto, sta ad indicare una sorta di "possessività" con contorno di pura, sana e possente "gelosia".
È una Statua per la quale non si trovano termini onde poterla "inquadrare" dignitosamente e, pertanto, dire che è BELLISSIMA, STUPENDA, MIRABILE, INIMITABILE, COMMOVENTE, ATTRAENTE... è dire troppo poco e pochissimo!!!
L'attuale Vescovo di Lamezia Terme, in una riunione serale tenutasi due anni fa circa nella Chiesa Matrice di San Giovanni Battista, ebbe a dichiarare che... IN TUTTA LA SUA VITA SACERDOTALE E FINO AD OGGI, MAI E POI MAI AVEVA AMMIRATO UN CAPOLAVORO RELIGIOSO DI TALE PREGIO, DI TALE BELLEZZA E GRANDIOSITÀ!!!!
Messa da parte la Tradizione che La vuole realizzata dal pastorello che poi divenne cieco ad evitare di riprodurne altra, tenuto conto che a tutt'oggi, purtroppo, per quanto ne sappia, non sono stati rinvenuti documenti attraverso i quali poter rintracciarne le origini e l'artista che La creò, mi voglio ricollegare, ancora una volta, a quanto scritto dall'amico Adriano Macchione sul suo famoso libro sacro su Terina e Temesa, in riferimento alla CHIESA DI SANTA MARIA DELLA PIETÀ alias la Chiesa sita nel RIONE MOTTA che, antichissimamente, doveva essere un Tempio dedicato a Bacco.
Essendo la prima Chiesa sorta a Nocera, il Nome con cui fu consacrata (Santa Maria della PIETÀ), mi ha riportato ad un articolo pubblicato sulla Rivista Internazionale (Febbraio/Marzo 2006) "Italia Turistica" ad opera dei fratelli Curcio, una Rivista che non si trova in vendita poiché va inviata a circa 700 mila abbonati nel mondo. Su tale pregevole e prezioso articolo (scritto in tre lingue: italiano, inglese e tedesco), si conclama che la NOSTRA AMATISSIMA STATUA risale al 1390 ma... devo dire... ci sarà stato qualche errore di stampa in quanto, dopo averli contattati, i succitati fratelli mi hanno confermato che la data da trascrivere era quella della fine del 1300. Tale "eclatante" notizia (copio da quanto scritto dai Curcio che mi hanno fornito fotocopia del libro che sto per citare), la si rinviene dal Volumetto intitolato "GLI UOMINI DELLA PENITENZA" scritto dalla defunta Etnoantropologa Ida Magli, le cui origini erano di Catanzaro. Una nota ben impressa ad un capitolo di questo Volumetto, dunque, acclara lampantemente quanto sopra e, pertanto, senza dubbio alcuno, acclara che, al novantanove virgola nove per cento, la MADONNA NOSTRA, fin da quel periodo, doveva essere già presente nella Chiesa di Rione Motta.
Occorrerebbe sapere chi gestiva tale Chiesa, quale Ordine Monastico o Religioso in genere la governava e... forse... potremmo apprendere di più, ancora e meglio.
Lancio questo "sassolino" augurandomi che la "causa" prenda la sua giusta piega per addivenire alla vera verità, dal momento che... dire che la nostra Statua risale al 1600 ed è da addebitarsi al solito... "IGNOTO NAPOLETANO", è cosa che NON REGGE, NON HA FONDAMENTA e, se ci pensiamo bene, addirittura, NON SI ADDICE AFFATTO ED ASSOLUTAMENTE alla MAESTOSITÀ di questo INESTIMABILE TESORO LIGNEO che tutti noi noceresi possediamo gelosamente!!!!!!!!

- Testo a cura de "Il Terineo" (http://www.noceraterinese.it).
- Foto tratta dal sito http://www.noceraterinese.it.

GIOVEDI' SANTO - La Cena

Le visite dei fedeli alla Madonna continuano, naturalmente, per tutta la giornata di mercoledì e giovedì.
Giovedì Santo sera, poi, è la volta di una celebrazione molto sentita, ieri, più che oggi, parte integrante del "sistema generativo" del grande complesso di emozioni che accompagna la Settimana Santa a Nocera.
Nella Chiesa di San Giovanni si svolge la "Messa della Cena" (Missa in Coena Domini), in commemorazione dell'Ultima Cena, nel corso della quale si procede alla lavanda dei piedi. Un rito che a Nocera e in molti centri dell'Italia meridionale si è sempre svolto nei secoli, anche quando, per un lungo periodo, risultava abolito per decisione di Pio IX (il rito, poi, fu ripristinato nel 1959 da papa Giovanni XXIII, che personalmente compì l'umile atto della lavanda e del bacio dei piedi, fatto che scatenò grande clamore e l'attenzione degli organi d'informazione).
A Nocera, la sera della Cena, davanti all'Altare Maggiore, siedono su delle panche dodici persone di età diverse. Rappresentano i dodici Apostoli. Portano un lungo camice bianco, cinto alla vita da un cordone rosso oppure azzurro. Sul capo mettono una corona di sparacogna, un'erba spinosa che cresce nelle zone poco soleggiate. L'abbigliamento degli Apostoli è uguale a quello dei portantini della Madonna nelle processioni del Venerdì Santo sera e del Sabato Santo.
Durante la messa, al termine dell'omelia, il sacerdote procede alla simbolica e tanto attesa funzione della lavanda dei piedi. Così come fece Gesù, con brocca e asciugamano, s'inchina davanti ad ogni singolo Apostolo e, dopo aver versato un po' d'acqua e averla asciugata, bacia il piede appena "lavato".
È questo il momento più seguito della cerimonia. In molti si accalcano per vedere il bacio, in quanto in esso riscontrano connotazioni per certi versi spettacolari (ed anche comiche, in quanto un personaggio di rilievo come il sacerdote del paese, si ritrova a compiere un atto di sottomissione nei confronti di qualche altro personaggio con poca credibilità sociale e culturale). Fino ad una quindicina d'anni fa, in questo frangente, in tanti si accalcavano per riprendere la scena. Ma per la ressa, per questa attenzione tutta particolare che si creava e per il presupposto che in chiesa è doveroso tenere in qualsiasi circostanza un comportamento improntato alla massima compostezza, il sacerdote proibì l'uso di attrezzature fotocinematografiche.
Dopo la Comunione dei fedeli, nella navata si svolge una breve processione per "reporre" l'Ostia Consacrata sull'Altare della Reposizione ubicato nella Cappella del Sacramento.


Nella chiesa si alza secco l'accompagnamento del "crotalo", in dialetto nocerese "trocca" o "trocolla", che sostituisce il suono delle campane che restano silenziose in segno di rispetto e di lutto.
Al termine della Messa, in sacrestia, il sacerdote regala agli Apostoli i tortani, pani benedetti di buon spessore, come grandi ciambelle.
Tempo fa, quando a Nocera vi erano più parroci, il pane era offerto a turno dalle varie parrocchie. Era uso, inoltre, offrirlo alle varie Autorità, con l'aggiunta di dolci e liquori.
Dopo la Cena si asportano dagli altari i paramenti sacri e si coprono con stole viola, in segno di lutto le immagini raffiguranti il Crocifisso.
Fuori dalla chiesa, poi, la gente si sofferma a parlare. Con gli Apostoli che spezzano un po' del pane benedetto e lo regalano di spontanea volontà a qualche amico o parente o a chi ne fa richiesta. Quel pane entra in tante case di Nocera, e per molti riceverne un piccolo pezzo è come averlo direttamente dal Cielo.

- Testo tratto dal libro "I giorni delle emozioni" di Adriano Macchione - ed. Città del Sole - Reggio Calabria (2001).
- Foto a cura dell'Ing. Salvatore Vaccaro (2001).

VENERDI' SANTO - Processione della Addolorata

È ormai sera, la gente (vecchi e ragazzi, musicanti e portantini) affluisce ara NuzziataÈ il momento dell'uscita della Madonna.
Quando si apre la pesante porta di legno, è lì che tutti quanti volgono lo sguardo. Esce per primo un fratello.
È vestito come gli altri fratelli portantini. Tiene alta con le mani una grande Croce nera, la stessa della liturgia del Cireneo. Precederà la processione, lontano dalla Madonna che non dovrà mai vedere.
Tra il prete e la Croce si inserisce un crocifisso, sostenuto da un giovane che indossa una mozzetta turchese e una corona di sparacogna; testimonianza, forse, della partecipazione alla processione di più confraternite.
È il segnale: vuol dire che i fratelli che portano ‘a Madonna sono pronti, fra poco comincerà la processione. I fratelli, li riconosci subito: un lungo camice bianco, alla vita un cordone, in testa una corona di sparacogna: un’immagine indissolubile nel tempo.

A questo punto, il maestro chiama i musicanti, i fotografi preparano tempi e diaframmi, le vecchine portano le mani incrociate al petto. Pian piano affiora quella figura attesa e ben conosciuta, quante volte pensata nel corso dell'anno, quante volte nominata nelle case. Eccola: il viso roseo, il pesante mantello scuro a coprire i capelli, gli occhi al cielo rivolti, una mano sul petto come a toccare il dolore, l'altro braccio aperto, con le dita protese, come per resa, come segno di obbedienza. Porta con sé il Figlio deposto dalla Croce, il corpo inerme, martoriato, le ginocchia piegate, i capelli bagnati, la bocca rimasta socchiusa nell'ultimo respiro.
No, non è una divinità astratta, questa Madonna, per i noceresi: è persona vera, viva, esistente. Nei pensieri, come nei dialoghi. Quando compare fuori dalla chiesa, un tremito percorre la piccola piazza.
La banda intona la "Jone", greve, sferzante. Alle finestre s'affaccia qualche luce, sui visi scende qualche lacrima, nei cuori riaffiorano ricordi, in qualche sguardo qualche immagine. L'Addolorata si sofferma sul davanzale, poi scende lenta la breve e corta scaletta di marmo. I fratelli la conducono giù. Gli zigomi si contraggono per lo sforzo, le spalle si irrigidiscono, le mani cercano la presa sulla balaustra, i piedi scovano un appoggio, l' angolo giusto in quegli stretti scalini.
Giunta nei pressi della chiesa, la Madonna viene fatta sostare nell'ingresso, dove viene collocata su un tavolo, dietro una porta chiusa.

Comincia, a quel punto, la Predica di Passione, una liturgia affidata ad un predicatore forestiero, che "percorrerà" tutte le stazioni della Via Crucis, mostrando statuette che ne raffigurano i momenti particolari.
"Maltrattato si lasciò umiliare e non aprì la sua bocca; era come agnello condotto al macello, come pecora muta di fronte ai suoi tosatori, e non aprì la sua bocca".
Il momento culminante della cerimonia è quando il predicatore “chiama” la Madonna. "Vieni, o Maria, Madre del pianto, vieni a prendere tuo Figlio", grida, implora, impone, comanda. E la voce risoluta sembra rimbalzare nella navata e sui vetri, tra le colonne e i chiarori.
Il portale viene spalancato e la Madonna portata in processione in chiesa. Al suo passaggio, dalle fila dei banchi si allungano braccia, s'incrociano sguardi commossi. Il predicatore poggiando un crocefisso sulla Statua ricorda la profezia di Simeone, quando Gesù venne presentato al Tempio: "Egli è qui per la rovina e la risurrezione di molti in Israele… e anche a Te una spada trafiggerà l'anima".
Poi, la Statua della Madonna viene fatta uscire dalla chiesa e riportata all’Annunziata.
È andato scomparendo negli ultimi anni, il gruppo di uomini che si ritrovava a cantare a squarciagola laudi di Passione durante il percorso. Dimostrazione, dell'aria di festa che si è sempre respirata durante la processione, ben lontana, se si escludono i casi personali di patimento e di sofferenza di ognuno, dalla riflessione religiosa che il momento imporrebbe.
È mezzanotte, ma non c’è stanchezza, né sonno, tra la gente. E come potrebbe dopo un anno di attesa? La Madonna è ormai rientrata, tutti ritornano alle proprie dimore.
L’appuntamento è per il giorno seguente.

- Testo tratto dal libro "Oje è vennere Santu..." a cura di Antonio & Giovanni Mendicino.
- Foto a tratte dal sito http://www.lamiasettimanasanta.com.



GALLERIA FOTOGRAFICA

Processione Addolorata - Venerdì Santo 2001






- Foto tratte dal sito http://www.noceraterinese.it.
Esprimo il mio doveroso e sentito ringraziamento al carissimo amico "vattiente" Vito Curcio per la costante fornitura di materiale documentale sulla Settimana Santa di Nocera Terinese.